Scappate dalle banche tradizionali

Le banche tradizionali stanno subendo l’ascesa delle società FinTech con conti smart a canone zero e servizi dedicati.

Anche il mondo bancario sta subendo una naturale evoluzione dovuta allo sviluppo tecnologico. Non parliamo però di cryptovalute, NFT e blockchain per questa volta. Soffermiamoci invece sulle grandi novità che sono arrivate negli ultimi 45 anni e che hanno messo in difficoltà alcune grandi aziende del settore.

Mi ricordo ancora benissimo l’arrivo sul mercato di Hype, la banca digitale di Banca Sella. Fu il primo figlio, se così lo possiamo chiamare, del nuovo corso con cui l’azienda piemontese decise di rilanciarsi sul mercato italiano. Un prodotto a suo tempo totalmente innovativo e che sfruttava due concetti di base: la semplicità e la vicinanza al mondo dei giovani. Aveva preso quanto di buono si era visto con PostePay (il ribrezzo nel scriverlo) per portarlo ad un nuovo livello, più concreto e meno pachidermico come quello di Poste Italiane.

Piano piano in tanti hanno seguito la linea tracciata dal gruppo Sella. Sono arrivati i primi concorrenti che hanno via via acquisito sempre maggiore interesse dimostrando di aver capito i concetti che gli utenti stavano ricercando: costi bassi (o pari a 0) ed un utilizzo esclusivo da smartphone. Basti pensare a N26 o a Revolut in fase embrionale che comunque avevano già il loro perché. Il concetto di banca smart, semplice, senza una filiale fisica e priva di tutta quella burocrazia tipica del settore prendeva sempre più piede con gli utenti disposti a rinunciare a vari aspetti pur di sentirsi un passo avanti. Pochi servizi offerti ma concreti, questa era l’equazione che convinse un po’ tutti quanti in un primo momento. Un esempio? Il poter scambiare denaro rapidamente fra utenti della stessa banca senza spendere un euro. Esatto come facciamo oggi con Satispay magari o Hype, N26 e Revolut stessi. Era utopia nell’epoca pre servizi di questo genere. Se volevo prelevavo o, udite udite, ti facevo il bonifico il quale sarebbe poi arrivato fra n giorni. Altro esempio è la possibilità di poter prelevare ovunque senza dover per forza cercare il primo ATM del proprio istituto vicino per non pagare le commissioni. Follia, almeno per me. Io devo e voglio essere libero di poter prelevare dove e quando voglio in ogni momento, non devo perdere tempo. Per me prelevare il denaro significa emergenza, per cui lo faccio al primo ATM e via senza pensarci due volte. Ma, soprattutto, per prelevare io non devo pagare (opinione personale).

Questa lenta ma inesorabile esplosione ha portato, per forza di cose, anche i grandi colossi a doversi riorganizzare. C’è chi ha intrapreso una strada alternativa come buddybank by UniCredit e quindi che ha creato una costola in grado di stare in piedi da sola. La figura di banca tradizionale è scemata sempre di più per le nuove generazioni. Il doversi recare in filiale, prendere un appuntamento con code lunghissime o magari parlare con del personale non allineato alle proprie idee e/o prodotti è un aspetto oggi trascurabile. Certo rimane una parte della clientela che mantiene tutti questi rapporti, ma sono figli di una generazione diversa e/o con esigenze differenti. È stato superato anche quel concetto di Postepay, per fortuna, con la gente che ha iniziato a preferire i servizi più smart piuttosto che la “comodità” delle Poste (bravi e menomale). Prodotto interessante sia chiaro, ma ha fatto il suo tempo e la recente adozione di Apple Pay, dopo soli quattro anni, credo parli più che mai da sola.

Non c’era quindi da stupirsi nel vedere il mercato finanziario drogato da risultati e numeri che fagocitavano sempre di più la concorrenza. Così come non era un caso ottenere un round di investimenti da record o collaborazioni che aumentavano il valore di queste nuove aziende del settore FinTech. Su il valore e su anche quella che diventa l’esposizione mediatica di queste nuove aziende. Non a caso non ci siamo mai stupiti di vedere una N26 con cartelloni pubblicitari in giro per le grandi città con campagne degne delle più ricche società al mondo.

Ora mi rivolgo a voi. Pensate concretamente cosa vorreste dalla vostra banca. Pensate a cosa vi manca e pensate ancora a cosa non vi manca. Poi guardatevi attorno e capite quanti servizi di questo genere siano decisamente più avanti o anche indietro rispetto a quella che può essere la vostra banca “tradizionale”. A quel punto valutate l’aspetto economico. I grandi gruppi oggi vi chiedono di pagare un conto corrente e l’utilizzo delle carte, ci scommetto quello che volete. Se non lo fate, al 90% lo farete fino ad una determinata soglia della vostra età o sarete soggetti a cambiamenti contrattuali unilaterali. Superata quella andrete a pagare un canone mensile. Sta a voi valutare se quel costo che sostenete sia consono con il lavoro che la banca fa per voi o meno. La mia idea è che nel 2021, visti i tassi creditori pari allo 0%, non ha senso pagare un conto per tenere i propri soldi fermi e non investiti. Discorso diverso se preferisco avere sempre un consulente a cui rifarmi e con cui parlare, una persona di riferimento, una filiale in cui poter andare sempre e tutta una serie di servizi “fisici”.

Concludo facendomi notare come, non a caso, alcune banche iniziano a sentire la concorrenza (e non poco). Casualmente fioccano le proposte ed iniziative che prevedono ora conti gratis per sempre (si vedano la stessa UniCredit, non buddybank, o Intesa Sanpaolo). Casualità? Non credo. Occhio alle modifiche unilaterali.

Ricordate sempre #DOMORE & #VIVALAVIDA.


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by Claudio Stoduto