Cara Torino

Quasi nessuno lo sa, ma volevo scappare da Torino e mollare la città di cui sono innamorato.

Per leggere questo “esperimento” è consigliata la riproduzione di questo brano da Spotify in sottofondo. Se lo avete poi bene in mente, immaginate di passeggiare nel Lungo Po tra Piazza Vittorio e Corso Regina in una giornata d’autunno con le foglie a terra e quel rossiccio che colora tutta Torino.

Cara Torino, Quasi nessuno lo sa ma a settembre stavo prendendo una decisione che avrebbe ulteriormente stravolto le nostre vite. Volevo andare via, voltarmi senza guardare in faccia niente e nessuno e scomparire da te per sempre. Io che sono sempre stato innamorato di te, luogo in cui sono nato e sono tornato per crescere e diventare uomo. Già, proprio te…

Fra il quinto anno di liceo e l’università mi sono innamorato di te. Tu che sei elegante, curata e distinta e che non ci azzecchi nulla con una persona brutta, cafona ed arrogante come il sottoscritto. Eppure mi hai stregato in tutto e per tutto ed ancora oggi non ne capisco il perché. Se devo essere onesto, ogni giorno che ti vivevo era sempre un pezzo in più. Non desideravo altro che tornare da te con tutto me stesso. Dopo aver vissuto in periferia nel periodo adolescenziale, volevo goderti in ogni sua sfaccettatura. Che fosse il caffè della domenica o il poter fare la spesa al supermercato sotto casa senza dover prendere l’auto, non mi importava. Io avevo scelto il mio posto.

Mai e sottolineo mai ho pensato di andare via e lasciarti. Nonostante la mia laurea veda Milano come sua dimora perfetta, ho sempre scelto di rimanere qui. È qui che mi sono sempre sentito a casa. È qui che mi hai fatto sempre sentire di casa, a modo tuo. È qui che mi sono sempre sentito parte di qualcosa. Qui. Da Santa Rita fino a Porta Palazzo, da Piazza Vittorio fino alla stazione di Porta Nuova.

Ma tutto cambia nella vita, anche noi purtroppo.

In questo 2020 disastroso è arrivato anche quel remoto pensiero. È stato l’anno in cui alcuni dei miei incubi peggiori si sono avverati, li ho vissuti e ne ho pagato le conseguenze. A tutto avrei pensato, ma mai di aggiungere anche il desiderio per la prima volta di andare via e mollarti. Torino, mi avevi svuotato ed io non ero stato in grado di resisterti. Mi avevi reso stanco a modo tuo e, soprattutto, inerme. Eri il mio grande sogno e mi avevi devastato e spezzato a metà. Era snervante quasi camminare per la tue vie, passeggiare e viverti con il sorriso sempre bello stampato sulle labbra a mentire per gli altri.

Non ti ho mai raccontato l’unica cosa che ho capito di me stesso in 26 anni: avrò fatto una marea di cazzate, ma se voglio scomparire sono in grado di farlo. Non mi guardo indietro e mando a fanculo tutto e tutti andando per la mia strada, giusta o sbagliata che sia. Lo ho già fatto nel tempo e non me ne vergogno. In un batter d’occhio senza guardarmi indietro, se lo voglio, non esisto più. A deciderlo devo essere io e non gli altri per me.

Tornando a noi, ti stavo raccontando che a settembre ero sul classico punto di non ritorno. Da un lato avevo te che ti ho sempre amato, dall’altra la volontà di mettere fra di noi tanto spazio. Come detto all’inizio, quasi nessuno sa di tutto questo. Solo un’amica ne è a conoscenza da pochissimo ed in realtà solo in parte. Mentre chiacchieravamo sul Lungo Po mi è venuto spontaneo parlarne, così come se fossi al bar in Piazza Castello. Il mio “zoccolo duro” (papà, mamma, mio fratello, fratelli acquisiti ed amici vicini) non ha mai saputo nulla. Era una scelta mia. Era una mossa mia. Avrei mandato tutto nuovamente a stendere (no Claudio si dice a puttane, siamo onesti), ma ammetto che sarebbe stato un po’ diverso, io ero diverso. Una volta in più od una in meno in questo 2020 non avrebbe fatto la differenza, mi dicevo. Ma non era così. L’idea era di andare con il borsone a Caselle e non voltarmi indietro, mai più. Andare tanto lontano da poter respirare. La classica scena da film con l’unica differenza che non eravamo più solamente noi due i protagonisti ma c’erano altre persone di mezzo con sentimenti, pensieri ed affetti. Avevo quasi accettato tutte le conseguenze del caso. La rabbia e le incazzature. Le chiusure di rapporti e la perdita di tutto. Che fosse Madrid, Londra o qualsiasi altra meta non importava. Avevo solo due condizioni: non in Italia e che ci fosse fra me e te almeno una distanza pari a 1000 km, almeno. Per la serie che per tornarci ci andava tempo, parecchio tempo nonostante gli aerei.

Poi però ho scelto ed ho deciso io questa volta per noi. Non l’ho mai data vinta a niente e nessuno nella mia vita. Sono un rompiscatole di dimensioni bibliche, pure sulle cazzate. È un limite grosso che ho, perdonami. Inizio però a vederlo anche come un grande pregio soprattutto in alcuni contesti. Se voglio, ottengo e faccio di tutto per mandare a segno il colpo. Sono uno Stoduto, ho le spalle grosse (metaforicamente per ora) e non la voglio dare vinta a niente a nessuno, nemmeno a te cara mia. Sono testardo e caparbio, quando voglio ed ho imparato a non mollare mai.

Per cui facciamo così Torino, questo è stato solo la nostra seconda ripresa. Come nei migliori incontri di pugilato non si vince fino a quando non si è KO ed io, mi spiace per te, non lo sono. Voglio te, sei la mia città.

Ci vediamo presto in giro ❤️

Tuo, Claudio

Ricordate sempre #DOMORE & #VIVALAVIDA.


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by Claudio Stoduto