Caffè: meglio la moka o la macchinetta?

Ho iniziato a bere realmente il caffè ed ho scelto cosa usare fra moka e macchinetta elettrica.

Ormai ho preso il vizio di ogni buon italiano. Prendo regolarmente il caffè in varie situazioni della giornata ed ho imparato a gestire la dose di caffeina necessaria per il mio corpo. Sono passato dalla macchinetta elettrica alla moka, per arrivare poi ad un giusto bilanciamento fra le due a seconda dei contesti e delle situazioni.

Perché usare una macchinetta per caffè?

I vantaggi sono diversi.

Primo fra tutti il tempo. Non c’è alcun dubbio sul fatto che nell’usare la macchinetta elettrica si risparmia non poco tempo. Nel giro di 3050 secondi la resistenza è già calda al punto tale da erogare la nostra bevanda fumante.

C’è poi il fattore legato alla comodità, arrivo metto la cialda, bevo e butto la cialda. Non c’è alcuna moka da lavare, tempo da perdere e via dicendo.

Tante opzioni. Quante capsule trovate? Una marea. Cambiano i gusti, gli aromi, le essenze ecc ecc. Insomma è un mercato in continua crescita e che a modo suo si sta ritagliando una nicchia decisamente importante con fatturati grossi, molto grossi. Una mattina potreste bere il più classico dei caffè al gusto arabica fino ad arrivare ad un cortado gustoso.

Infine la questione legata ai costi (alla fine sempre qui pariamo :P). Qui non mi trovo in linea, ma diverse analisi di qualche pazzo su Reddit riportano che fra l’accensione del gas, l’erogazione di esso unita alla dose di caffè inserita con la relativa perdita nel lavandino costa di più di una cialda e la corrente necessaria. Per tanto…

Perché usare la moka per caffè?

Lo ammetto, il profumo ed il gusto. Non so, sarà che la barba bianca inizia a dare i primi frutti di saggezza, ma sentire la mattina quell’odore per casa di caffè che si sprigiona… Insomma porta un sapore diverso alla mia mattinata. Con la macchinetta questo aspetto non esiste, a meno che non mettiate la faccia sopra alla tazzina.

L’arte della preparazione. Sarà una cavolata, sarà un’operazione analogica e sarà anche un vecchio rito, però prendere il caffè macinato e fare centro in quel piccolo (e fottutissimo) cerchio ha il suo perché. Concentrarsi per non far cadere in terra il caffè. Attendere quel rumore scoppiettante che ti fa correre prima che esploda tutto sui fornelli. Insomma l’analogico è più passionale in questo caso.


Finisce qui ma tiriamo delle conclusioni. Andare all’estero significa spesso bere dei pessimi caffè. A Londra ci ho provato, ma Starbucks era la soluzione migliore e/o l’unica alternativa che si avvicinava ai nostri gusti mediterranei. In Spagna bah. A Berlino idem, meglio rimanere su delle grosse multinazionali e via. Nessuno beve e fa il caffè come noi italiani, non raccontiamoci cavolate. Francia? Senza offesa, ma no un bel NC ci sta tutto.

Quando non sono a casa differenzio. Causa lockdown spesso sono andato da Starbucks qui a Torino, essendo uno dei pochi quasi sempre aperti ed uno dei pochi che ahimè non ti faceva storie nel pagare con la carta, anzi. Buono, gustoso e molto commerciale. Quando però torni a bere un caffè classico di Illy /Lavazza fatto dal bar di turno senti la differenza. Chiaramente ogni tanto il richiamo della multinazionale di Schulz si fa sentire, per cui…

Come marche in generale ne prediligo tre: Lavazza (sono di Torino suvvia), Illy e Vergnano. La prima ha il mio gusto preferito in questo specifico momento. La seconda è quella più cremosa fra le tre oltre che quella con l’aroma più forte e deciso. La terza invece la trovo perfetta nei classici espressi. Ne dovessi scegliere una, opterei per Lavazza.

Io ho preferito utilizzare la moka. Ogni mattina mi metto lì, accendo il gas dopo aver preparato tutto e via. Però agli ospiti offro sempre quello della macchinetta. Ormai in molti hanno il palato fine e non tutti apprezzano più il vecchio gusto della moka preferendo quello delle capsule. Sono gusti e non tutti siamo fatti allo stesso modo per fortuna. Diciamo quindi che ho trovato un giusto bilanciamento generale.

Ricordate sempre #DOMORE & #VIVALAVIDA.


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by Claudio Stoduto