4:00 A.M.

Il mio bioritmo è cambiato totalmente con il sonno che ha deciso di abbandonarmi ormai alle 4:00 circa di ogni mattina.

Sono ormai tre settimane circa che la mia vita è cambiata per una decisione non mia ma figlia anche di alcuni miei atteggiamenti e comportamenti sbagliati. Da quel momento in avanti il sonno, per me, è cambiato radicalmente.

Non sono mai stato un dormiglione nella vita ed anzi ho sempre preferito alzarmi la mattina presto piuttosto che svegliarmi alle 11 o dopo pranzo. Tutto ciò pur non disdegnando la vita notturna la quale però l’ho vissuta in maniera diversa. Con questo intendo che svegliandomi presto sin dalle elementari, il mio corpo si è abituato ad un ritmo differente. Alle 22 circa inizio a dare i primi segni di cedimento per poi avere la sveglia naturale intorno alle 6 della mattina seguente. Sono 8 ore di sonno, per cui il giusto secondo quanto è sempre stato riportato dai grandi guru.

Come dicevo in apertura, sono 3 settimane che ormai la mia sveglia è fissa fra le 3:30 e le 4:30 del mattino. Che io vada a dormire alle 22 o più tardi, come mi è successo, la situazione non cambia. A quell’ora gli occhi si aprono e non ne vogliono sapere di addormentarsi in quel momento. O meglio ho il cervello in attività come si suol dire e per forza devo fare qualcosa. Che sia un rompicapo sul telefono o passare il tempo su Instagram non importa.

Ho però notato che, se tengo duro cioè non alzandomi dal letto, verso le 5:306:00 il sonno ritorna. Il problema è poi il trauma successivo perché alle 6:30 massimo la sveglia suona comunque e quindi dormire quell’ora o mezz’ora scarsa è più che mai deleterio.

Ammetto di non sentire la stanchezza, per ora, ma non è un ritmo da poter portare avanti nel tempo. Quando probabilmente si assesteranno tutte le cose che ruotano in questo momento nella mia vita probabilmente ritornerà anche quel precedente ritmo che tanto avevo adorato. Almeno me lo auguro anche se con questo orario ho molto più tempo per godermi la vita e meno tempo passato a ‌non fare niente.


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by Claudio Stoduto